Negli anni ’50 Tata Güines suona con Arturo (Chico) O’Farrill e con Cachao y su Ritmo Caliente, insieme a Frank Emilio, Guillermo Barreto, Gustavo Tamayo e altri strumentisti di valore sperimentando nuove sonorità.
Arriva quindi il momento di New York, dove conquisterà i trionfi definitivi. Gli americani lo chiamarono “Manos de Oro”. Con l’orchestra di Fajardo y sus Estrellas suona nella popolare sala da ballo di Broadway, il Palladium, poi incontra Machito che gli chiede di entrare nell’orchestra, dove suonerà per 17 anni.
Nel 1960 torna a Cuba, portando con sé una montagna di ricordi, un indiscutibile prestigio internazionale e le sue tumbadoras, marchio Vergara, un innovatore dello strumento a quel tempo.
A proposito del suo modo di suonare dice:” Io suono con le mani molto vicine alla membrana, al contrario si perde velocità e uno è già stanco alla metà del numero. Sulle pelli batto pulito, forte, e mantengo la stabilità. I colpi duri non producono suoni gradevoli, dolci, capaci di arrivare all’udito senza molestare. Per esempio sono considerato come una delle mani sinistre più veloci sul tamburo. Qualcuno crede che sono mancino. Non è così. Perché mi applico più con la sinistra? Semplice. È quella che determina il ritmo, questa è la verità. Non è questione di forza, io non sono corpulento. Produco la stessa intensità sonora con ambo le mani. La sinistra dà il ritmo, la destra i suoni secchi, e la melodia nasce dalla combinazione delle due le mani. I miei suoni, le mie combinazioni, hanno trovato ammiratori non solo tra gli altri congueros, ma anche tra i timbalisti e i pianisti. Ascolto le orchestre e riconosco, senza difficoltà, i suoni da me creati”.
Tata sarà orgoglioso della sua carriera artistica. La sua affermazione premonitrice di trasformare la tumbadora in strumento classico si è avverata. Acclamato in tutti i continenti, dalle piste da ballo ai fastosi cabaret, dai club di jazz ai teatri, studi televisivi, importanti festival, Tata se n’è andato con i suoi segreti e ai suoi appassionati non rimane altro che scoprirli ascoltando le sue registrazioni.
(tratto da un’intervista di Mayra A. Martinez)

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