Negli anni ’40, dalla commistione del mondo nero del jazz, quello bianco di giovani bulli e di artisti bohémien, sotto l’effetto di droga e alcol, nasce una nuova creatura, l’hipster, che vive il ritmo spasmodico ma anche orgasmico del jazz, bruciando la propria esistenza in una fiammata di pura energia, senza passato e senza futuro, come un torero, un santo o, appunto un esistenzialista.

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