Ci sono canzoni che, quando torniamo ad ascoltarle dopo anni, evocano sensazioni che erano rimaste nascoste nel profondo della nostra anima.
Il cileno Julio Numhauser scrisse “Todo cambia” nel 1982 anche se fu l’argentina Mercedes Sosa a renderla popolare. Entrambi nacquero in paesi dove la libertà si conquistava giorno dopo giorno, golpe dopo golpe.
Numhauser fondó Quilapayùn a metà degli anni ’60 e trasformò quel trio nel referente della nuova canzone cilena, al pari di Víctor Jara e Violeta Parra.
Ai Quilapayùn li sorprese il colpo di Stato in Cile del 1973 mentre cantavano al mitico Olympia di Parigi, e non ritorneranno mai più al loro paese, cominciando un esilio senza data di scadenza. E fu in Svezia, un paese che accolse tanti esiliati, che Numhauser compose “Todo cambia”, un inno a tutti i diseredati. Non mancò la polemica a questa composizione che fu accusata di plagio in quanto il suo testo si sarebbe ispirato a “Muda la vana esperanza”, una composizione anonima argentina.

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