La struttura portante del repertorio jazzistico è composto da due, trecento pezzi. Un musicista di jazz deve conoscere quei brani esattamente come un musicista classico deve studiare le opere di Bach, Beethoven e Mozart.

In realtà per il musicista jazz la conoscenza del repertorio è ancora più importante rispetto al musicista classico. Quest’ultimo, prima che inizi un concerto, perlomeno conosce quali composizioni saranno eseguite. Non sempre ciò accade nel jazz. E non si tratta di situazioni inconsuete, una strana sottocultura nel mondo del jazz dà grande importanza tanto alla spontaneità quanto a un coraggio incosciente. Come quando un pianista di talento si trovò a lavorare con un famoso sassofonista che non dava i titoli dei brani neppure quando i musicisti erano sul palco. Si limitava a suonare una breve introduzione al tenore e poi dava il tempo con il piede: a quel punto si doveva capire, da queste scarne indicazioni, quale brano fosse e in che tonalità.
Nel bene e nel male il jazz è così…

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